La casa gotica si ergeva austera sulla spiaggia di Sabaudia, avvolta dal profumo salmastro e dal fruscio costante delle onde che si infrangevano pigre sulla battigia. Quella sera, una luna piena e perfetta si rifletteva sul mare scuro come uno specchio d’argento liquido, illuminando le dune e le linee morbide del Monte Circeo sullo sfondo. L’aria portava con sé un sentore di salsedine e di fiori selvatici, e ogni respiro sembrava impregnato di leggenda.
Isabella osservava tutto questo dalla terrazza, stringendo un calice di vino. Scrutava la linea dell’orizzonte, dove cielo e mare si fondevano, pensando alla figura seducente e terribile della Maga Circe, la donna-capriccio, bellezza antica e ingannevole, capace di ammaliare con uno sguardo. Lei si sentiva parte di quel mistero, attratta da quel richiamo millenario.
Dentro la casa, la festa continuava. Tra gli ospiti c’erano Marco, il suo amico dai modi schivi, e Annalisa, elegante e riservata. Una strana tensione aleggiava tra loro, qualcosa di non detto.
Più tardi, mentre la luna era alta e il mare sembrava sussurrare storie dimenticate, Isabella propose di esplorare il Monte Circe. Un piccolo gruppo, spinto dal vino e dall’atmosfera magica, decise di seguirla. Salirono il sentiero tra il profumo dei pini e il rumore lontano delle onde. Lì, in una grotta nascosta, trovarono un oggetto antico: un anello con un simbolo indecifrabile inciso. Isabella sentì un brivido attraversarle la pelle; quell’anello aveva il peso del passato.
Al ritorno, la tragedia: Giovanni, un altro loro amico, fu trovato senza vita sulla spiaggia, accanto all’anello. Il vento portava con sé il suono del mare, lento e inquietante, come se la stessa Circe avesse tessuto una trama oscura attorno a loro.
Isabella, determinata a scoprire la verità, iniziò a indagare. Frugando nella vecchia casa, trovò un passaggio segreto che conduceva a una stanza nascosta. Polvere, ricordi e fotografie sbiadite occupavano quello spazio dimenticato. Tra le carte, lettere antiche firmate con le iniziali di Annalisa. Ogni parola parlava di un dolore antico, di un tradimento consumato anni prima.
Il confronto fu inevitabile. Alla luce tremolante delle candele, Isabella affrontò Marco e Annalisa. Marco, spaesato, sembrava all’oscuro di tutto, mentre Annalisa manteneva uno sguardo freddo, distante. Alla fine, con un sorriso amaro, confessò: l’omicidio era frutto della sua vendetta, della rabbia che aveva covato per anni. Il ritrovamento dell’anello era solo il filo conduttore che aveva permesso di mettere in scena la tragedia.
Isabella osservò la luna riflettersi ancora sul mare, come se Circe dall’alto sorridesse beffarda. Consegnata la verità alla giustizia, lasciò la casa gotica con un senso di liberazione, sapendo che ogni leggenda cela sempre un cuore oscuro, e che il mare, con le sue onde, continuerà a raccontare storie a chi ha il coraggio di ascoltarle.
“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. I racconti sono opere di fantasia.”