Il mare di ottobre ha un colore d’acciaio, freddo e pesante, come se riflettesse l’umore di Marta.
Ferma nel parcheggio davanti alla spiaggia di Foce Verde, resta seduta nell’auto, le dita intrecciate sul volante.
Le bambine dormono sui sedili posteriori, Giulia con la bocca socchiusa, Emma abbracciata al suo peluche.
Il caschetto biondo le cade leggermente sugli occhi, raccolto in una coda stretta sotto il cappuccio. Un taglio nuovo per una vita nuova, per nascondere chi è stata, o forse per ricordarsi chi vuole diventare.
Da due anni vive a Latina, in un appartamento al quarto piano con vista sulle saline.
Ha cambiato cognome, documenti e identità digitale. Lavora da remoto come consulente informatica. La sua vita è semplice: colazione al bar, scuola, passeggiate al mare.
Ma la paura non la lascia mai: ogni macchina che passa sotto casa le fa battere il cuore più forte. Ogni passo fuori dall’ordinario è un possibile nemico.
Eppure, quando guarda le sue bambine, tutto si calma. Ogni promessa fatta a loro pesa più di qualsiasi segreto.
Quel sabato mattina scorre come tanti altri. Colazione, cartoni animati, passeggiata al mercato.
Poi il suono metallico di un telefono. Non il suo numero normale, ma il vecchio smartphone blindato, quello che teneva spento, nascosto in una scatola sotto il letto.
Una notifica: nuovo messaggio su canale cifrato.
Impossibile. Quel canale era stato distrutto anni fa, insieme a tutto il suo passato.
Marta inserisce la chiave crittografica. Una sequenza di simboli familiari appare sullo schermo. Poi una sola parola:
“Tradimento.”
Il cuore le salta in gola. Solo poche persone conoscevano la chiave, e due di loro non sono più vivi.
Il messaggio è un richiamo, un avvertimento, un incubo che diventa realtà.
Nel pomeriggio, Marta prova a mantenere la normalità: accompagna le bambine al parco, sorride, scatta qualche foto. Ma dentro, ogni ombra è un pericolo. Ogni riflesso può nascondere occhi che osservano.
Torna a casa, accende il portatile criptato, controlla l’origine del messaggio.
Un indirizzo IP, la rete interna del Ministero dell’Interno, sigillata anni fa.
Qualcuno l’ha riattivata.
Poi un nuovo messaggio, questa volta da un numero sconosciuto:
“Ti ho trovato.”
Segue una coordinata GPS: Lido di Latina, a pochi chilometri da casa. Marta sa cosa significa. Il passato l’ha trovata.
Il viaggio verso Roma è teso. Le bambine rimangono al sicuro dalla nonna. Ogni chilometro verso la capitale è un passo verso un mondo che ha lasciato dietro di sé.
Roma la accoglie con il traffico del mattino, il caos che maschera nemici invisibili. Ogni palazzo è un osservatore, ogni vicolo un potenziale attacco.
Si muove tra Testaccio e Montecitorio, tra vicoli e palazzi antichi, ricostruendo la rete di accesso che conosce solo lei.
Il file allegato al messaggio contiene cinque secondi di audio distorto: la voce di Ferretti, il suo ex capo, apparentemente morto ieri:
“Hai lasciato aperta la porta, Marta. E ora entreranno tutti.”
La voce è reale, viva. Cifra Nera è riattivato e qualcuno vuole usarla contro di lei. Marta capisce che non si tratta più di dati o sistemi, ma di vite in gioco.
Decide di contattare Andrea Valli, giornalista ed ex collega fidato, e insieme iniziano a ricostruire la cospirazione. Ogni server che Marta analizza, ogni nodo che disattiva, è un passo verso la verità. Ma ogni passo aumenta anche il rischio per le sue bambine.
Quando riceve un messaggio più diretto:
“Giulia è stata vista vicino a un server di test a Latina. Fermati o perderai tutto.”
Sa che le bambine sono diventate parte della partita. Non solo simboli di normalità, ma obiettivi reali. Deve agire in fretta. Organizza il trasferimento delle figlie in un rifugio montano, nascondendo percorsi e segnali digitali. Ogni mossa è calcolata, ogni messaggio cifrato, ogni falso segnale GPS è una barriera tra il pericolo e Giulia ed Emma.
Mentre le bambine dormono sicure, Marta torna a Roma. Ha finalmente localizzato il bunker sotterraneo che ospita il server principale di Cifra Nera, sorvegliato da droni e telecamere. Ogni passo tra i corridoi è un’arte marziale digitale: battute di codice contro firewall, virus temporanei e tracce false per confondere chi la segue.
Nel cuore del bunker la aspetta Ferretti, creduto morto, che sorride con freddezza:
“Hai corso troppo lontano, Marta. Hai pensato solo alla tua coscienza, non al potere che proteggo.”
“Non toccherai le mie figlie. E non userai più Cifra Nera.”
Inizia il confronto digitale: Marta digita comandi frenetici, interferenze e virus mentre Ferretti tenta di agganciarla ai segnali delle bambine. Ma Marta aveva previsto tutto.
Ha creato falsi percorsi GPS e accessi fittizi: le bambine sono al sicuro, protette dal rifugio.
Con un gesto deciso, carica il virus finale, basato sul suo DNA digitale: unico, irripetibile, che distrugge Cifra Nera dall’interno. Il sistema collassa. Ferretti è impotente, arrestato dalle forze speciali che entrano grazie alle tracce digitali lasciate da Marta come diversivo.
Roma rimane silenziosa, ma Marta sa che il pericolo è finito.
Torna a Latina, al rifugio montano. Le bambine dormono profondamente. Giulia si sveglia e corre incontro alla madre:
“Mamma, sei tornata!”
Marta le abbraccia, sentendo la tensione dissolversi.
Guarda il mare dalla veranda, il caschetto biondo che riflette l’alba.
Non più solo hacker, non più solo agente in fuga.
Ora è madre, guerriera, custode della vita delle sue figlie.
Il vento porta via le ultime tracce digitali di Cifra Nera.
Il mondo può dormire un po’ più tranquillo.
Marta sorride. Sa che la libertà ha un prezzo, ma il futuro delle sue bambine è salvo.
“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. I racconti sono opere di fantasia.”