L’ultimo Sguardo di Michelle

23 Mar , 2025 - Racconti Thriller

L’ultimo Sguardo di Michelle


La luce dorata del tramonto accarezzava le terrazze color pastello di Positano, mentre Michelle sorseggiava un bicchiere di limoncello ghiacciato, seduta a un tavolino affacciato sul mare. Indossava un vestito leggero, svolazzante, che sembrava danzare con il vento. Le risate dei turisti, il profumo del mare e dei fiori di zagara riempivano l’aria, e lei si sentiva perfettamente viva, come sempre.

«Non è meraviglioso?» chiese, con quel suo sorriso pieno di sole, girandosi verso Antoine.

Lui scrollò le spalle, fissando l’orizzonte che si scioglieva in sfumature arancio e viola. Davanti a sé aveva un Negroni intatto. Le mani intrecciate sul tavolo, rigide.

«Troppa gente», mormorò. «Troppo rumore.»

Michelle rise, come per spezzare la sua serietà. «È questo il bello! Guarda questi colori, senti l’aria… Non ti fa venir voglia di lasciarti andare, per una volta?»

Antoine si costrinse a sollevare lo sguardo su di lei, ma i suoi occhi restavano lontani, velati. Lei lo conosceva bene: quando diventava così taciturno, la mente gli correva altrove. E negli ultimi giorni, sembrava che stesse sempre aspettando qualcosa, o qualcuno. Guardava il telefono più del solito. Troppo distratto per notare il sole che tramontava come un incendio sul mare.

Dopo cena, passeggiarono lungo la spiaggia. I lampioni riflettevano tremolanti sull’acqua. Lei camminava scalza sulla sabbia, leggera, parlando di sciocchezze: un negozietto dove aveva visto dei sandali bellissimi, la voglia di noleggiare uno scooter e perdersi tra i tornanti. Antoine la seguiva in silenzio, lo sguardo rigido.

«Perché siamo venuti qui, Antoine?» chiese all’improvviso, fermandosi. «Se ti sembra tutto un fastidio…»

Lui esitò, poi le sfiorò la spalla con un gesto che voleva essere affettuoso, ma sembrava più un peso che gli gravava addosso.

«Per te,» rispose semplicemente. «Per farti felice.»

Michelle lo scrutò, incerta. Qualcosa nella voce di Antoine era gelido, distante. Come se sapesse che la felicità era solo una parentesi, destinata a chiudersi presto.

L’Ultimo Sguardo di Michelle
(parte 2)

Il mattino seguente, la luce del sole filtrava attraverso la finestra della camera d’albergo, illuminando il mare azzurro che si stendeva davanti a loro. Michelle si svegliò con un sorriso, il cuore leggero, mentre Antoine, come sempre, dormiva poco. Si alzò in silenzio, si vestì con un abito bianco che si adattava perfettamente al paesaggio circostante, e scese a prendere un caffè sul terrazzo dell’hotel.

La giornata prometteva bene. Ma una strana sensazione la opprimeva. Quella sensazione che, a volte, le donne percepiscono senza parole. Guardò il cellulare di Antoine, appoggiato sulla scrivania. Lo fece con discrezione, quasi senza pensarlo. Una notifica lampeggiava sullo schermo. Un nome che non riconosceva. Il cuore le saltò in gola.

Francesco.
Un messaggio: “Ci vediamo stasera. Sei pronto?”

Michelle rabbrividì. Si guardò allo specchio. La sua immagine riflessa sembrava smarrita, diversa.

Quando Antoine entrò nella stanza, la trovò già pronta per uscire. Non disse nulla, ma il suo sguardo era torvo, come se sapesse che qualcosa era cambiato. Si scambiarono poche parole e poi, con il cuore in subbuglio, salirono sulla moto per dirigersi verso un punto più lontano della costa.

Lungo la strada, le case bianche si susseguivano, incastonate nelle rocce, le acque smeraldo brillavano sotto il cielo terso. Ma Michelle non riusciva a godersi la vista. Non sentiva il vento sulla pelle, né il profumo del mare. Tutto sembrava vuoto.

Arrivarono a un piccolo borgo, quasi deserto, senza turisti. Antoine parcheggiò la moto vicino a una taverna chiusa. Michelle lo seguì silenziosa, sentendo un peso che le schiacciava il petto.

«C’è qualcuno che ti aspetta?» chiese lei, con voce tremante.

Antoine non rispose. Si fermò davanti a una porta in legno, batté tre volte. Un rumore di passi dall’interno. La porta si aprì lentamente, rivelando un uomo alto, con uno sguardo intenso. Era Francesco.

«Antoine…» disse l’uomo con un sorriso, ma Michelle notò subito il suo tono freddo, quasi forzato.

Antoine lo guardò senza dire nulla, poi si voltò verso Michelle. Il suo volto era impassibile. «Michelle… ti sei mai chiesta cosa ti stia realmente nascondendo?» Le parole gli uscirono a fatica, come se fosse stato lui stesso a volerle soffocare. «Tutto quello che vediamo… è solo una facciata.»

Michelle sentì un brivido correre lungo la schiena. La risposta, la verità, era nell’aria, pesante, minacciosa. I suoi occhi trovarono quelli di Francesco, e in quello sguardo c’era qualcosa di troppo profondo, troppo oscuro. Le venne in mente una parola: “complice.”

Poi, in un attimo, il mondo sembrò fermarsi. Francesco fece un passo avanti, ma non verso di lei. Fece un passo verso Antoine, con un movimento rapido e sicuro. La sua mano afferrò un oggetto dall’interno della giacca. Un coltello.

Antoine esitò per un attimo, lo sguardo vuoto, come se tutto ciò che aveva vissuto finora fosse solo un sogno maledetto.

Michelle gridò. Si avventò verso di lui, ma fu troppo tardi. Un colpo. Poi un altro.

La scena si congelò davanti ai suoi occhi. Il sangue si mescolava con la polvere della strada, mentre il cielo sopra di loro si tingeva di rosso.

Francesco non fece nulla per nascondere la sua soddisfazione. Sembrava quasi che tutto fosse stato calcolato. Poi, senza dire una parola, si voltò e scomparve dietro la porta.

Michelle crollò accanto a Antoine, la mente in frantumi, incapace di comprendere cosa fosse successo davvero. La bellezza della costiera Amalfitana, con le sue luci e colori, ora sembrava solo un sogno distante, un’illusione che si frantumava sotto il peso della verità.

L’ultimo respiro di Antoine le sfiorò il viso. La sua mano tremava mentre cercava di afferrarla, come se volesse dirle qualcosa, ma le parole non uscirono mai.

Poi, il silenzio. Il mare, lontano, continuava a sussurrare.

“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. I racconti sono opere di fantasia.”


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