Ombre Nere su Procida

7 Apr , 2026 - Racconti Thriller

Ombre Nere su Procida

La notte su Procida non era mai stata così silenziosa. Il vento attraversava i vicoli stretti e si infilava tra le case della Marina Corricella, portando con sé un odore salmastro e qualcosa di più cupo… quasi ferroso. Sangue.

L’elicottero arrivò senza preavviso. Alexander scese per primo, impeccabile, lo sguardo freddo di chi è abituato a decidere il destino degli altri. Dietro di lui, Irina. Non sorrideva mai davvero: osservava, studiava, calcolava.

Elena, arrivata da Zurigo, li guardava dall’alto di una terrazza. Non era lì per caso. Aveva già letto abbastanza rapporti per capire che quell’isola sarebbe diventata un campo di battaglia.

Il primo corpo venne trovato all’alba.

Luca, il giornalista. Disteso sugli scogli di Terra Murata, il corpo piegato in modo innaturale. Non era solo il colpo di pistola: qualcuno si era assicurato che soffrisse. Segni di trascinamento, dita spezzate, il volto tumefatto. Non era un’esecuzione rapida. Era un messaggio.

La chiavetta USB era sparita.

Elena fu la prima ad arrivare sulla scena. Notò subito i dettagli che gli altri ignoravano: impronte cancellate male, un’impronta di scarpa non italiana, un segno sul polso della vittima — un laccio troppo stretto. Tortura. Interrogatorio. Luca aveva parlato… ma non abbastanza.

Due giorni dopo, il secondo omicidio.

Un corriere, trovato in una barca alla deriva. La gola tagliata in modo netto, preciso. Nessuna esitazione. Le mani legate dietro la schiena con filo nautico. Sul petto, inciso con una lama:
“Fine della corsa.”

Non era rabbia. Era metodo.

Alexander iniziò a muoversi nell’ombra. Incontrava persone nei vicoli, spariva per ore, faceva telefonate brevi. Elena lo affrontò una notte.

“Quanti altri devono morire?”

Lui la guardò senza emozione.
“Dipende da quanto sei vicina alla verità.”

Il terzo corpo cambiò tutto.

Un investigatore privato, arrivato sull’isola per conto di un giornale estero. Fu trovato nella sua stanza. Nessun segno di effrazione. Nessuna lotta. Solo il corpo seduto sulla sedia, la testa reclinata di lato, gli occhi aperti.

Veleno.

Nel bicchiere: residui quasi invisibili. Professionale. Silenzioso. Pulito.

Ma il dettaglio più inquietante era un foglio sul tavolo. Una lista di nomi. Alcuni cancellati. Alcuni no.

Il nome di Elena… cerchiato.

A quel punto era chiaro: non stavano solo eliminando testimoni. Stavano seguendo una lista.

Irina era sempre presente. Sempre troppo calma. Ogni morte sembrava avvicinarla al suo obiettivo. Elena iniziò a seguirla. Scoprì incontri segreti, scambi di valigette, telefonate criptate.

Poi arrivò la notte della tempesta.

Il quarto omicidio avvenne quasi sotto i loro occhi.

Un uomo cercò di fuggire dal porto. Urlava, terrorizzato. Non fece molta strada. Un colpo secco riecheggiò tra i vicoli. Cadde in acqua. Il sangue si disperse tra le onde scure.

Elena vide tutto. E vide anche chi aveva sparato.

Non Irina.

Alexander.

Fu in quel momento che tutto cambiò.

Irina non era la mente. Era l’esecutrice.

Alexander era il burattinaio.

Aveva orchestrato tutto: i traffici, le morti, la pulizia sistematica di chiunque sapesse troppo. Irina serviva solo a prendersi la colpa.

Elena lo affrontò mentre il vento ululava tra le case.

“Sei tu.”

Alexander non negò.
“Qualcuno doveva chiudere i conti.”

“Uccidendo tutti?”

“Uccidendo i giusti.”

Sirene in lontananza. Le autorità stavano arrivando.

Irina tentò la fuga con la chiavetta USB. Elena la inseguì tra le stradine bagnate, scivolose, illuminate dai lampi. Il confronto fu breve e violento. Irina cercò di colpirla, ma Elena la fermò.

Fu arrestata pochi minuti dopo.

Ma Alexander… era già sparito.

Come se non fosse mai esistito.

All’alba, Procida sembrava tornata tranquilla. Troppo tranquilla.

Il dossier venne consegnato. Scandali esplosero. Nomi importanti caddero. Arresti, dimissioni, indagini internazionali.

Ma mancava il nome principale.

Alexander non compariva da nessuna parte.

Cancellato.

Elena rimase sull’isola ancora qualche giorno. Tornò a Terra Murata, dove tutto era iniziato. Guardò il mare.

Poi notò qualcosa.

Un dettaglio che nessuno aveva visto.

Un segno inciso nella roccia, vicino al punto in cui era stato trovato Luca.

Un simbolo.

Lo stesso che aveva visto su alcuni documenti segreti.

E in quel momento capì la verità più inquietante.

Alexander non era solo.

Non lo era mai stato.

E forse… era ancora lì.

Da qualche parte sull’isola.

A guardarla.

“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. I racconti sono opere di fantasia.”


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