Quando Michela ricevette un mazzo di rose nere, non c’era alcun biglietto. Le osservò a lungo sul tavolo della cucina. Solo una persona conosceva il significato che avevano per lei: “L’amore che non sa morire.” Quella persona era Luca.
Ma Luca era morto da quasi un anno.
Da quando aveva cercato di rifarsi una vita con Roberto, strani episodi avevano iniziato a tormentarla: una finestra aperta nel cuore della notte, fotografie spostate e una voce registrata sul telefono che sussurrava il suo nome.
Roberto cercava di rassicurarla, ma dentro di sé cresceva la gelosia.
«Sei sicura di aver dimenticato Luca?» le chiese una sera.
Michela non rispose.
Quella notte qualcuno entrò in casa senza forzare la porta e sul muro della camera comparve una frase scritta con vernice rossa:
“Se non posso averti io… nessuno ti avrà.”
La polizia parlò di uno scherzo, ma Roberto iniziò a seguire Michela di nascosto. Voleva capire se gli stesse nascondendo qualcosa.
Un giorno le telecamere di sicurezza la ripresero mentre parlava da sola nel vecchio cimitero, sorridendo a qualcuno che nelle immagini non compariva.
Quando Roberto tornò a casa per affrontarla, la trovò vuota. Sul tavolo c’era una fotografia: lui, Michela e Luca insieme. Era stata scattata il giorno prima.
Il problema era che Luca era stato sepolto undici mesi prima.
Pochi istanti dopo, Roberto ricevette un messaggio: “Se vuoi rivedere Michela, vieni da solo al vecchio casolare sul lago.”
Nel casolare trovò una videocamera accesa. Sullo schermo Michela, terrorizzata, riuscì a dire soltanto: «Roberto… non fidarti di nessuno. Luca…»
Il video si interruppe.
Alle sue spalle comparve un uomo con il volto identico a quello di Luca. Prima che Roberto potesse reagire, venne colpito alla testa.
Quando riprese conoscenza, lui e Michela erano legati. L’uomo li osservava in silenzio.
«Tu sei morto…» disse Roberto.
L’uomo sorrise.
«È quello che tutti credono.»
Poi spense la luce e fuggì, lasciando dietro di sé soltanto un medaglione con la scritta “Fratelli.”
Le indagini portarono a una scoperta sconvolgente: l’uomo era Marco, il fratello gemello di Luca, creduto morto da molti anni. Aveva organizzato tutto per vendicarsi, convinto che la morte del fratello fosse stata causata da chi gli era rimasto accanto.
Roberto e Michela lo rintracciarono in un vecchio magazzino abbandonato. Dopo un lungo confronto, Marco abbassò la pistola e venne arrestato dalla polizia.
Sembrava tutto finito.
Qualche mese dopo, Michela e Roberto ripresero finalmente la loro vita.
Una sera, mentre sistemavano alcuni scatoloni in soffitta, Michela trovò una vecchia busta nascosta dietro una trave.
All’interno c’era una fotografia di Luca.
Sul retro, con una calligrafia inconfondibile, era scritto:
“Marco non è mai esistito.”
Michela e Roberto si guardarono senza riuscire a parlare.
In quel preciso istante qualcuno bussò tre volte alla porta.
Roberto aprì.
Sul gradino non c’era nessuno.
Solo un mazzo di rose nere.
“Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale. I racconti sono opere di fantasia.”